E’ stata una dolce trasferta quella di Domenica 15 Novembre a Crema.
Una settimana dopo la rinuncia di correre a Cesano Boscone, nonostante fossi già giunto sul posto, avevo proprio voglia di riscattarmi con me stesso. Col senno di poi, la scelta è stata giusta e l’allenamento svolto proprio domenica scorsa in sostituzione di quella gara mi ha dato la serenità necessaria ad ottenere il risultato desiderato, quello che per me solo poche settimane fa era pura e semplice illusione: scendere sotto i 90 minuti in mezza maratona. Non voglio parlare di “muri”, perché non ne ho mai avvertito l’esistenza né li considero tali – un riscontro cronometrico è esclusivamente una convenzione temporale continua. Se c’è un muro, è quello che gli diamo noi nella nostra testa. Preferisco chiamarli obiettivi.
Centrare questo obiettivo era per me importante prima di approdare con la testa alla preparazione di quella che sarebbe la mia prima Maratona, e che mi piacerebbe correre il prossimo Marzo a Roma. Ed in questo senso, la Maratonina di Crema di metà Novembre era l’ultima occasione visto il numero di settimane che ci separano dalla prossima primavera: a conti fatti, includendo un paio di settimane di rigenerazione, il tempo era agli sgoccioli. Era vietato sbagliare, ma per raggiungere l’obiettivo sarei stato ad ogni modo costretto ad “osare” nell’impostazione del ritmo di corsa.
Ma una cosa alla volta. E’ stata una settimana tranquilla, con allenamenti di scarico ed un solo allenamento di qualità con ripetute brevi (6x400m) e ripetuta lunga finale (3000m).
La “gara” non l’ho sentita particolarmente, e ne sono felice – razionalmente non è il caso di agitarsi e farsi menate per quello che alla fine è “il nostro divertimento” – anche se non sempre ci si riesce.
Ho passato un Sabato tranquillo in famiglia ed assunto carboidrati sin dal Venerdi– cosa che son riuscito a fare senza difficoltà visto l’appetito sempre piuttosto buono.
Dopo una notte tranquilla la sveglia è suonata sul presto – pensavo la partenza fosse alle 09:00 – e dopo una doccia veloce e la consueta “sessione di alleggerimento” in bagno, mi preparo un’abbondante colazione con tè, miele, marmellata, crackers e croissant integrale.
Il tempo tutto sommato sembra buono, un po’ freddo ma 9 gradi a metà Novembre ci stanno eccome – l’importante era evitare pioggia e vento. Rischio che sembra scampato; in cerca di conferme dò uno sguardo alle previsioni orarie su Crema sul sito di 3B Meteo mentre mangio e poi scatta la vestizione. Maglia tecnica leggera (ma termica) a maniche lunghe Craft – ottima per l’inverno - e sopra canotta dell’affezionata Under Armour, un pantoloncino aderente e sono pronto. Niente fascia cardio: dopo aver corso qualche settimana senza mi sono accorto che corro meglio senza, più “libero”. E tutto sommato non penso abbia grande senso utilizzarla in gara: oltre a dare poche indicazioni nel mentre probabilmente finirebbe per influenzarmi oltre che infastidirmi fisicamente.
Dunque si parte – ancora con il buio, direzione Crema – una gita di poco più di mezz’ora.
Sul posto scopro che si partirà alle 09:30, faccio quindi tutto con calma, mi cambio, ritiro il pettorale, faccio qualche esercizio di mobilità articolare, qualche minuto di riscaldamento tranquillo, consegno la borsa. Mancano poco più di 10 minuti alla partenza ed inizia a piovere, in modo molto leggero, ma inizia piovere. Mi riviene in mente la pioggia di Cesano, ma scaccio subito il pensiero negativo. C’è chi va subito a prendere la borsa per cercare un cappello, chi fa finta di niente – io opto per la seconda opzione, anche se l’acqua mi scoccia. Fortunatamente smette dopo pochi minuti.
Prendo posizione nei pressi della partenza, piuttosto facilmente. Non ci sono griglie o cancelli, gli iscritti sono circa 700 e non c’è bisogno di sgomitare per guadagnarsi una partenza decente – basta essere pronti a posizionarsi 5 minuti prima della partenza: ben diverso da quanto avevo visto a Lisbona. Bang! Si parte! Mi sembra di partire bene, le gambe girano, ma in molti mi sorpassano. Dopo qualche centinaio di metri guardo il Garmin e vedo che sono intorno ai 3’50”. Frena! Ma dove vanno tutti? Rallento un po’, ma tengo un ritmo alto – mi sento bene e decido di sfruttare l’adrenalina della partenza per racimolare una decina di secondi da mettere in cascina, per poi assestarmi su un ritmo di circa 4’12”. Avrei pensato di osare tenendo un ritmo di 4’15” ma le gambe giravano bene e l’allenamento di Domenica scorsa mi aveva fatto ben sperare, decido quindi di utilizzare questi primi km per accumulare un po’ di margine rispetto all’obiettivo dei 90’ pari ai 4’15”/km.
Fino al km 7 corro in compagnia, con un ragazzo di cui non ricordo il pettorale, anche perché spesso lasciavo avanti lui a fare il passo, costante a circa 4’10”- 4’12”. Arriva anche un cavalcavia sul percorso e penso “meglio prima che poi”.
Dall’8km il mio compagno di passo decide di accelerare un po’ ed io preferisco lasciarlo andare per non stravolgere il mio ritmo e non rischiare così presto. Corro quindi qualche km più o meno in solitaria. Fino a qui ho corso con una tranquillità “mentale” davvero sorprendente, concentrato ma allo stesso tempo quasi rilassato.
Arrivo al decimo km e lì succede l’impensabile. I podisti che mi precedono passano sul tappeto di rilevamento del chip ed avverto il loro “beep”. Passo io, silenzio totale. Tocco rapidamente il pettorale, all’interno, negli angoli e non c’è traccia del chip. Ecco, l’ho perso! Sicuramente in macchina, penso, quando ho infilato la canottiera con già il pettorale inserito. Che rabbia. Mi torna in mente la sfortunata Cesano, che fare? Non avrò un tempo ufficiale. Pochi secondi per digerire la delusione e la butto alle spalle. Poco da fare, penso tra me e me, ormai sono in ballo e ballerò per il mio tempo cronometrico sul Garmin, sarà tutta esperienza. Alla fine non ha senso correre solo per una classifica on-line ed un tempo ufficiale. Certo, la prossima volta controllerò non due ma tre volte il chip, penso.
Poco dopo il km 10 raggiungo Andrea (Innovatel), lo saluto e mi dice che ha dolore ad un ginocchio, di avvertire il suo compagno là avanti se riuscirò a prenderlo. “Ci provo” gli dico e proseguo nella mia corsa, sempre più o meno costante nel ritmo.
Nel frattempo ho preso un gruppetto di podisti che tenevo d’occhio ormai da qualche km e che man mano diventa ad ogni modo sempre meno folto. Faccio qualche km con loro ma presto sono di nuovo in solitaria o con qualcuno che mi segue. Intanto non avverto particolari difficoltà a gestire il ritmo, mi sembra che le gambe vadano bene ed anche il fiato. Il percorso della prima metà è tuttavia stato più facile di quello della seconda, che verso il 15 esimo Km presenta un altro cavalcavia – accolto con un po’ meno di entusiasmo rispetto al primo. Passato questo, dopo poco il tracciato comprende un passaggio di poco meno di un km su una specie di sterrato ghiaioso che mi ha un po’ “rotto” il passo, dove avvertivo un certo disagio e che fortunatamente è finito presto.
Da quel punto in avanti inizio a pensare all’arrivo e che ormai manca poco, e cerco di aumentare un po’ il ritmo. Prendo l’amico di Andrea e riporto il messaggio: “tranquillo”, dice lui. Adesso io, lui ed un altro podista (di nome Alberto) formiamo un gruppetto di tre. Li seguo per un po’ tenendo l’occhio sul garmin cercando di mantenere un passo tra i 4’10 ed i 4’12”. Spiego loro la storia del chip, mentre ci avviamo verso gli ultimi 3km, e decido di cercare di arrivare con uno di loro per aver almeno un “riferimento” del mio tempo ufficiale – sarà meglio che niente penso tra me e me.
Intanto il percorso si fa un po tortuoso man mano che entriamo nella zona centrale di Crema – ci sono diverse curve a gomito che però non mi arrecano disagio e passo serenamente. Tutto sommato mi sento bene, e sento che potrei avere un po’ di margine – ma voglio arrivare con qualcuno e fare una tirata forse non ha neanche troppo senso in questo caso. Nel frattempo l’amico di Andrea è rimasto un po’ indietro e siamo in due, io e Alberto (pettorale 273) a percorrere insieme gli ultimi due km, che attraversano il centro “muto” di Crema. La poca gente ai lati delle transenne più che a fare il tifo e ad incitare pensa a passeggiare per le viuzze del centro. Ci faccio caso, ma non più di tanto, inizio a pensare che ormai ci siamo quasi e che l’obiettivo è vicino. Mi mantengo poco dietro “il mio compagno di passo” e poi lo affianco nell’ultimo km. Sento le gambe che girano ancora bene, cerco di spronare Alberto a spingere mentre ci immettiamo sul tappetto dell’arrivo, dove giungiamo praticamente insieme – lo precedo di un secondo mentre guardo il tempo ufficiale 1h28’55”. Fantastico! Lo ringrazio, memorizzo il suo pettorale per verificare esattamente poi il mio tempo di conseguenza, e ci avviamo verso lo stand dell’organizazione dove tutti restituiscono il chip. Mi chiedono il mio e dico “guarda…l’ho perso!” – ma la ragazza in questione mi dice “ma no, cosa dici, eccolo qui” e me lo indica dietro il pettorale! Mi sembra quasi che mi abbiano fatto uno scherzo. Ma come ho fatto a non trovarlo o sentirlo palpando in lungo ed in largo il pettorale mentre correvo? Boh!
Fatto sta che adesso la festa è completa, avrò anche un tempo ufficiale, oltre ad aver ottenuto il mio obiettivo principale – ovvero scendere sotto i 90’ in mezza maratona (scoprirò poi il real time: 1h28’50”).
Arrivano anche Andrea ed il suo amico, due chiacchere veloci – anche se Andrea è un po’ seccato per il dolore al ginocchio che ha influenzato il suo risultato. Lo saluto e mi avvio verso il ristoro, decisamente ben fornito, con torte, frutta, bibite, tè caldo, tutto in abbondanza. Voto all’organizzazione decisamente positivo.
Mi sento un po’ strano, perché tutto sommato non sono neanche tanto stanco, le gambe le sento ok ed il fiato anche, non mi sento “in deficit” come era successo dopo Lisbona. Aver ottenuto un bel risultato senza soffrire troppo mi lascia anche un certo senso di ottimismo per il futuro.
Dopo una bella doccia calda sono pronto a far il mio ritorno a casa, dove festeggio con la mia famiglia, con le bimbe che “spadroneggiano” per il resto della giornata.
Sono soddisfatto anche per aver portato a termine in modo onorevole il mio primo paio di Asics Cumulus – giunte ormai a 1.000 km – km più km meno.
Si congedano con merito, tanto da essersi guadagnate la mia fiducia anche per il prossimo paio di scarpe – che calzo già nel tempo libero da qualche giorno in vista del loro utilizzo podistico.
Chi me lo fa fare di cambiare marca e modello? Mi son trovato davvero bene e spero che siano loro a portartmi fino a Roma. Già, Roma….il fascino di una stupenda città che non ho mai visitato unito a quello della prima maratona….prepararla non sarà una passeggiata, correrla ancora meno.
Ma le buone intenzioni ci sono – si tratterà di trasforarmarle in sudore ed impegno concreto, cercando come sempre di sbagliare il meno possibile.
