
E' andata bene, direi. Lo scorso fine settimana ho corso la mia seconda maratona, la VeniceMarathon. E' sempre molto emozionante partecipare e concludere una maratona, e voglio buttare giù qualche riga per non lasciar che i ricordi e le sensazioni si sbiadiscano troppo per colpa del tempo che passa e del tram tram quotidiano che si ripiglia possesso della mente e delle idee.
La gita inzia il Venerdì mattina: macchina carica, femmine di famiglia - moglie e bimbe - pronte per partire, ok si va. I km mi sembrano scappare via veloci anche in macchina ed in poco tempo siamo in zona Padova....il mio alloggio è a Mestre ma preferisco uscire a Padova e dirigermi a Strà per "spiare" un po' la prima parte del percorso, la Riviera del Brenta.
Scopro un paesaggio piacevole ed un percorso scorrevole, ma mi fermo quasi subito, a Dolo, per rifoccilare il sottoscritto e tutta la pattuglia. Trovo un ristorantino tipico, mi sbrano il mio piatto di bigoli con ragù di piccione davvero buonissimi, tanto che me ne esco con 3 etti di altrettanti bigoli e 3 etti di tagliatelle alla farina di castagne. Giusta scorta per le ore a seguire.
Il tragitto esplorativo lungo il percorso prosegue, con qualche perplessità laddove trovo qualche bivio, ma nel complesso tutto chiaro fino a Marghera, all'altezza della mezza maratona o poco di più. Avvicinandomi poi a Mestre, mi dirigo verso il bed and breakfast prescelto, proprio in zona stazione, quindi molto comodo per la Maratona.
Il giretto all'expo del Venerdì sera serve non solo a ritirare il pettorale e guardarmi un po' intorno, ma anche a reincontrare con piacevole sorpresa il mitico Stefano Benatti. Si, l'organizzatore della Traslaval che tanto mi è piaciuta e rimane ben impressa nel mio 2010 podistico. Stefano si accinge a correre la sua 98esima maratona, mica pizza e fichi! Numeri a parte, è veramente una persona gentile e disponibile, che ti fa capire come mai la Traslaval abbia una certa reputazione.
Rientrato a casa, decido di passare un Sabato tranquillo. Niente turismo a Venezia, che abbiamo già visto altre volte e che con le bimbe piccole sarebbe stato un calvario inutile e poco produttivo. Meglio il parchetto per bimbi di Mestre al mattino ed un giretto veloce in macchina alla sera, per vedere da vicino, pur se fugacemente, il famoso "Ponte della Libertà", che tuttavia non mi sembra poi così da temere, al momento.
Ed a livello di alimentazione, si, pasta e pizza sia a mezzogiorno che a sera, ma senza esagerazioni - ricordo ancora la pantagruelica cena di Roma e come mi sentivo poi alla partenza. Non voglio arrivare così appesantito a Stra.
Neanche a farlo apposta, sul comodino, mi aspettano le ultime 30 pagine del fantastico libro "Il sogno del maratoneta", che narra in forma di romanzo l'avvincente storia di Dorando Pietri, "l'unico maratoneta passato alla storia per non aver vinto". Lo finisco in un lampo e clic, spengo la luce, mi affido ai miei pensieri.
E così arriva il giorno della gara. Dopo una notte premaratona mediamente regolare - con un sonno leggero che non capisci se sei sveglio o stai dormendo, mi alzo 5 minuti prima che la sveglia mi ricordi che ho della strada da fare. Una bella doccia per svegliarmi, una colazione non troppo abbondante, anzi direi prudente, e via, sono fuori casa diretto alla stazione.
Lì trovo subito Alvin e Marcello Fatdaddy che saluto con piacere, anche se mi sembra di essere ancora mezzo addormentato. Li lascio salire sul primo pullmann diretto a Strà, vorrei provare a sedermi sul secondo....cosa comunque difficile, alla fine riesco a trovare un posto diciamo "di fortuna". Il viaggio è lunghetto, una mezz'ora durante la quale mi sembra di non essere ancora ben svegliato. Arrivati a Strà vado alla ricerca di un bar: ho dimenticato di bere il caffè in stazione a Mestre e mi sento un po' rimbambito - non sento la determinazione e la voglia necessaria.
Dopo aver aggirato Villa Pisani, che non è proprio piccola, riesco a trovare un barettino e consumare il mio bel caffè. Meglio.
Tornato sul luogo di ritrovo ribecco Alvin e da lì insieme ci dirigiamo verso il blogpoint prima - una piacere incontrare tanta gente bella e piena di spirito sportivo - e verso la consegna delle sacche poi. Decidiamo di partire assieme allo stesso ritmo, a 4:20/km e vedere poi come ci si sente a sensazione. Prima di "ingabbiarci" pensiamo a fare un po' di riscaldamento, ma dopo 10 dico 10 secondi desistiamo. La gabbia è già mezza piena, dobbiamo entrare. Lì ritroviamo Master Runners, Filippo e Nino, altri blogtrotters. E parlando tra di noi, i minuti scorrono più veloci, fortunatamente. Anche se un po' di tensione c'è, ed è anche benvenuta.
Mancano 5 minuti, ora di sbarazzarsi di felpe, pile e giacche di fortuna. Lancio anche la mia, bella pesante. Quasi un peccato buttarla, ma qualcuno la userà sicuramente, meglio così.
Senza bang apparente, il serpente si muove, si parte, ci siamo. Davanti però, abbiamo tanta gente, un po' troppa.
Nella nostra gabbia ci sono diversi podisti, quelli tre le 3h e le 3h30' - ed all'inizio io ed Alvin siamo belli e imbottigliati, cerchiamo di farci strada ma non è facile. In molti casi siamo costretti a pazientare per trovare lo spiraglio giusto ed infilarci per supeare. Si stringono le spalle, si infilano le gambe negli spazi più stretti, si "suona il clacson: op, op, op!". Nonostante tutto il primo km passa in 4:28 - ma non ci faccio caso, il tempo di recuperare c'è tutto. Ed infatti l'adrenalina della partenza e dei continui sorpassi ci porta a correre il secondo in 4:11....
"Forse è il caso di rallentare" ci diciamo e cerchiamo di assestarci sul nostro ritmo da crociera previsto: 4:20. Il cruise control sembra funzionare, le gambe girano bene. Il percorso è godibile, c'è tifo ai lati, anche se non molto, e c'è pure la musica. Come al solito i primi km per me non sono proprio fantastici, devo un po' rompere il fiato ed aspettare per trovare sensazioni migliori. Tutto sommato mi sembra anche di sudare un po' troppo, ma non voglio farmi paranoie. Devo ancora "addormentarmi dolcemente e sprofondare nella maratona".
Passato Dolo entriamo a Mira, decimo km e siamo in media perfetta, tra i 4:19 ed i 4:20 dice il Garmin, pur se i Km iniziano a non coincidere perfettamente con i cartelli.
Io e Alvin andiam benone, il ritmo è quello giusto e siamo costantemente fianco a fianco. Si parla poco, ma c'è una comunicazione invisibile, ritmica, silenziosamente euforica, che lega la nostra maratona. Alvin, non preoccuparti, non sono ghei - ma è un piacere correre al tuo fianco.
A livello "strategico" decido di non guardare gli intertempi ma di concentrarmi solo sul passo medio che mi indica il Garmin - della serie "comunque andrà, a questi ritmi è tutto oro che cola". Con il senno del "durante", ciò mi dà serenità senza pensare ai km percorsi ed a quelli mancanti, con il senno di poi è un mio limite sul quale devo lavorare se voglio migliorare.
Comunque Alvin tiene d'occhio anche i singoli passaggi e conferma ogni tanto la giustezza degli stessi. Il bello di aver un compagno di viaggio è anche aiutarsi in queste cose, ma anche nei ristori: ci si aiuta a seconda di chi è più comodo a prendere le bottigliette d'acqua. Bene così.
La riviera del Brenta continua, con il tifo ai lati della strada e qualche salice piangente qua e là. Mi diverto a dare il cinque a dei bambini quando li vedo a portata di mano, ed Alvin puntualmente "stuzzica" le band musicali quando le incontriamo, dando loro ulteriore carica. Il ritmo è sempre quello, sul mio garmin si vede un bel 4 con due numeri che si alternano: il 19 ed il 20. Non chiedo altro per ora. Passato il decimo km inizio a sentirmi bene, ovvero a sentire il ritmo nelle gambe, a percepire il piacevole "torpore" fisico indotto dalla maratona ed a trovare la giusta concentrazione mentale. Attendo mentalmente il passaggio della mezza. Prima mini bustina di fruttosio, ne prenderò una a partire dal sedicesimo ogni sei km, come fatto nei lunghissimi - e si rivelerà una strategia corretta.
La coppia prosegue indomita il viaggio, la Riviera del Brenta ci sta per salutare, abbiamo passato anche Oriago e dopo Villa Macoltenta ci dirigiamo verso Marghera. Il paesaggio diventa meno poetico, ma la testa pensa solo a far passare il tempo e non i km, questi sconosciuti. Mi sembra di non essere neanche lì ma di essere ancora nel mio bel letto a rigirarmi tra le coperte. Il passo, medio sempre quello: 4:20, con qualche escursione sui 4:19.
Arriviamo alla mezza, il Garmin conferma che andiamo bene, Alvin dice che abbiamo anche qualche secondo di margine: "ottimo" rispondo - e penso che a livello di intenzioni vorrei fare la seconda parte un po' più rapida, ma allo stesso tempo non voglio rischiare di scoppiare. Ci chiediamo a vicenda se va tutto bene, risposta affermativa.
Inizia ora un tratto davvero galvanizzante, che ricordo con molto piacere. Qualche km dopo la mezza, dopo dei larghi viali alberati che seguono la zona industriale di Marghera, arriviamo a Mestre, stretti tra due ali di folla entusiasta. Qui do il cinque a un sacco di gente, incitiamo un po' la folla e voliamo via costanti al nostro ritmo. Sembriamo macinare molto bene i km, mentalmente mi sento a postissimo - mi sto rilassando e godendo questo torpore mentale. Fisicamente ovviamente mi sento impegnato, il ritmo impostato per me non è uno scherzo, ma per ora tutto bene. Penso "fra un po' iniziamo a divertirci, continua a dormire nel tuo bel lettone".
Arriva poi un sottopasso che ci fa ovviamente perdere il segnale del Garmin....adesso ho perso un po' di riferimenti ma non ci bado più di tanto, le gambe ormai il ritmo l'hanno memorizzato. I miemi micro rifornimenti a base di fruttosio proseguono regolari.
Ed ecco che finalmente si entra nel parco San Giuliano, a detta di molti il pezzo più temuto insieme al Ponte delle Libertà. Ma io ed Alvin siamo determinati a far scorrere il grigio asfalto sotto i nostri piedi senza alzar troppo la testa a guardarci attorno, al massimo facciamo un po' gli scemi con il pubblico e con le band. Dall'inizio abbiamo già sorpassato un buon numero di persone grazie alla costanza del nostro passo, adesso però i soprassi sono molto più numerosi. Il parco San Giuliano richiede il suo conto, ma non a noi.
Passiamo qui il cartello del 30esimo, Alvin esclama "benvenuti alla 25esima VeniceMarathon!".: ci eravamo proposti provare a tenere un ritmo di 4:20 fin qui e lo abbiamo fatto. Io penso "un allenamento di 12km, pensa di essere appena sveglio al mattino....vuoi non farti sti 12 km? Mangiateli". Penso anche a mia moglie ed alla bimbe che mi attendono a Venezia. Arriverò. La maratona inizierà anche ora, ma io proprio non ci penso.
Qui la concentrazione è tanta, penso solo a tenere il mio passo, a livello mentale ripeto i miei mantra che mi tengono totalmente occupato e rilassato, le gambe continuano e girare e quasi mi stupisco che stiamo già uscendo dal tanto nominato Parco.
Il Garmin conferma, siamo stati regolari. Ma ora, come sapevo ed attendevo, ci attendono dei cavalcavia e delle rampe prima di arrivare sul fatidico ponte. Io e Alvin continuiamo a farci strada anche se si parla poco. Ci sciroppiamo - ed io non me ne accorgo se non grazie ad Alvin - anche il pezzo aggiuntivoi parco che sostituisce il passaggio a Piazza San Marco, che a causa dell'acqua altà, a questo punto è certo, viene eliminato. Peccato, ma abbiamo altro a cui pensare.
Come per magia si materializza davanti a me il Ponte delle Libertà. Grande, grosso, freddo e grigio. Ai lati la laguna, ma i miei occhi sono solo per l'asfalto. Adesso sento il vento di cui avevo letto. Confermo, non è un piacevole compagno di viaggio. Che è invece il grande Alvin. Ho una voglia di arrivare con lui che è grande come il mondo. Mi sembra strano ma ci siamo conosciuti solo poche ore fa, pur se leggo il suo blog da tanto tempo e virtualmente lo conosco benissimo, direi. Ora però mi sembra di conoscerlo meglio, di conoscerlo un po' più "veramente".
Il vento punge, ma la voglia di arrivare è tanta, sapere che sto attraversando un punto "complicato" mi galvanizza ed inizio a sentire la determinazione giusta, inizio a svegliarmi dal torpore mentale che mi ha consentito di arrivare fin qui con le energie giuste, utilizzando il pilota automatico.
Con Alvin decidiamo di alternarci per non essere colpiti eccessivamente dal vento, mi metto davanti e cerco di essere costante nel ritmo come siamo stati insieme fin qui. Mancano meno di dieci km, in lontananza vedo Venezia, mi sembra di voler volare - le gambe ci sono anche se non sono fresche come due rose. Qui i sorpassi si sprecano, ed anche questo mi dà energia. Al 34 esimo in pieno ponte Alvin mi grida un "uei 4:17 ocio nè".
Purtroppo, passato da pochi metri il ristoro del 35 esimo, mentre sono impegnato a schivare la massa di podisti che si fionda ai tavoli a lato del ponte, mi giro ed Alvin non c'è più. Lo cerco con lo sugardo, lo vedo lontano che saranno un centinaio di metri ma mi sembra un miglio, che gesticola con le braccia "vai, vai". Il patto era un po' quello, tenere fino al 30 esimo al ritmo programmato e poi ognuno per la sua strada secondo la benzina a disposizione, ma inutile nasconderlo, sul momento sono molto dispiaciuto. Vado avanti, pensando e augurandomi che Alvin si sia solo fermato a bere un po'. Non ho una grande lucidità, solo una grande voglia di fare questi ultimi chilometri. Penso soprattutto alle bimbe che si chiederanno "quando arriva papà?". Con questo pensiero potrei andare avanti tutto il giorno a correre.
Ma trovarsi solo dopo un viaggio così lungo in compagnia è un po' dura. Cerco di non pensarci ed arrivo finalmente alla fine del Ponte della Libertà. Il garmin ora segna 4:20. Del 19 non c'è più traccia, "devo aver perso qualche secondo" dico tra me e me, sempre all'oscuro dei parziali, pur se a sensazione mi sembra di essere abbastanza costante nel ritmo. Mi sento un po' strano, mi sembra di averne ancora, di poter accelerare ma è più forte il pensiero di non voler rischiare di scoppiare - che comunque avrei da molto da perdere e poco da guadagnare.
Entro nella zona portuale di Venezia, penso "ora me la voglio proprio godere". E' una zona che mi aspettavo un po' migliore, con passaggi un po' contorti che spezzano il ritmo. Sento freddo, il ponte qualche segno l'ha lasciato.
Manca davvero poco. La voglia di arrivare non è misurabule su alcuna scala. Iniziano i famigerati ponti, leggo il cartello "ponti alla fine, 14". La parte più suggestiva della maratona di Venezia è cominciata. I sorpassi continuano, anche sui ponti, mentre l'acqua alta che sbatte alla destra sulla riva di Venezia deborda ed allaga leggermente il nostro passaggio con qualche generosa pozza.
Mi sembra di volare, ma il Garmin segna sempre 4:20. Inizio a fare il cretino con i fotografi e con il pubblico ai lati che fa il tifo. Alzo le braccia per incitarlo, faccio la linguaccia, do il cinque.
I ponti continuano, ma le gambe ci sono e ci salgono sopra agevolmente. Ne mancano pochi.
Ultimo km o poco più. Gaso il pubblico esagerando un po', grido "suuuuu, daiiii...." applaudendo - e sento un attimo di debolezza ed affanno, il primo. Mi calmo...."che sto facendo?" mi dico "non vorrai mica sprecare tutte le energie come un cretino?" e riprendo il mio passo.
Cerco mia moglie e le bimbe, ma non riesco a scorgerle. Ma sento il grido di mia moglie alle spalle "vai Pablyyy". Non è stato facile per lei essere qui con loro, che combinate insieme son due belle casiniste. A Venezia poi, con tutti i ponti, il passeggino e perfino l'acqua alta....un po' un'altra maratona.
Avrei voluto "vederle meglio" dargli un cinque od un bacio, ma bisogna essere contenti di come sta andando, di come è andata. Non tutto si può incastrare perfettamente e bisogna godere il momento presente.
Ormai ci sono, poche centinaia di metri, vedo l'ultimo ponte e poi un gonfiabile. Poco prima del ponte subisco l'unico sorpasso da molti km a questa parte, un ragazzo con la canotta rossa che avevo avuto davanti per molti km e poi avevo passato. Ma sull'ultimo ponte vedo l'arrivo, le gambe stanno benone, ormai non rischio più di scoppiare e quindi, per quel che conti, giù a tutta.
Dai lati il pubblico mi galvanizza e le gambe mi sembra girino come le lame di un minipimer: il Garmin dice che ho fatto gli ultimi 550 m a 3:55.
Sorpasso che è un piacere, ed anche il ragazzo con la canotta rossa, uno sguardo in alto al tempo cronometrico. 3:05 e qualcosa, il garmin dice qualcosa meno e qualche centinaio di metri in più come sempre. C'è spazio solo per la più pura delle soddisfazioni. Un gesto di gioia sul tappeto blu ed è fatta.
La mia seconda Maratona portata a termine, grande emozione eppure come è valso per Roma, non ho spazio per lacrime o per "quel tipo" di emozione. Sento una soddisfazione determinata, quasi cattiva, agonistica, comunque bellissima.
Vorrei aspettare Alvin e questo è il primo pensiero, mi "invitano" a dirigermi al ritiro delle sacche e lì prendo il cellulare per chiamare mia moglie. Decido di andare ad aiutarla e vedere poi di ritrovare gli altri, incrocio Filippo (Vado a Correre) nello spogliatoio e gli faccio i complimenti per la sua matatona "sotto le tre ore". Che a questo punto più che un sogno posso considerare un obiettivo anche io, seppur molto ambizioso, ma questo è un altro discorso che rimanderemo a data da destinarsi.
Ho un freddo porco, la coperta termica fa poco. Trovo mia moglie e vado a fare la doccia. Fredda! Ma proprio fredda. L'adrenalina è ancora in circolo, quindi non ci faccio troppo caso.
Sotto la doccia incontro perfino il mitico "Margantonio" che lancia un urlo animalesco sotto l'acqua. Anche lui sotto le tre ore, per l'ennesima volta, un grande.
C'è addirittura chi esce dalla doccia ancora tutto insaponato....io penso si sia sbagliato e gli dico "va che forse non ti sei sciaquato bene..." e lui "no, no...li sotto non ci torno". Effettivamente, dopo tutto il freddo che ci siam presi....
Ricorderò anche questo della VeniceMarathon. Come le mie labbra blu...nel dopo gara e nel dopo doccia. Mi succede spesso, anche quando andavo in piscina, non solo quando corro e prendo del freddo. Un podista al quale chiedo un indicazione per il vaporetto mi guarda perfino un po' preoccupato ma lo rassicuro, sto benone, ho solo preso freddo tra maratona e doccia e non è la prima volta che mi vengono le labbra così. Basterà mettermi al caldo per qualche ora per farle tornare come nuove. Il giubbotto più pesante che mi passa mia moglie aiuta.
A livello muscolare sono un po stupito del fatto di non avvertire fastidi: i quadricipiti sono solo un po' idolenziti, come i polpacci, ma niente di che. Le scale del Palasport per arrivare alle docce riesco a farle in scioltezza anche a scendere. Buon segnale.
Il rientro comunque non è dei più semplici: lunghissima la coda per riprendere il vaporetto che ci riporta a P.le Roma, e con il passeggino e le bimbe ormai stanche non è una passeggiata.
C'è poi il bus da prendere, e qui ritrovo il mitico Yogi con il quale scambiamo due chiacchere, una piacevole coincidenza. Tornare a casa dopo la Maratona è stato quasi complicato quanto correrla.
Il mio compleanno, incombe: Martedì ne avrò 33. Non potevo farmi regalo migliore. Il tempo satà anche passando, ma la corsa e la maratona mi stanno facendo sentire giovane ed in forma come mai prima d'ora.
Ricordo ancora i buoni propositi di Capodanno quando pensavo che il mio unico obiettivo podistico per il 2010 sarebbe stato quello di portare a termine una maratona. Poi il tempo passa, la disciplina negli allenamenti paga, ed eccomi ad averne corso una seconda migliorando il tempo della prima ed avvicinandomi - pur se non tantissimo - al mitico "muro" delle tre ore. Roba che fino a pochi mesi fa la mia mente avrebbe eticchettato come vaneggiamento e quindi automaticamente censurato.
A proposito di allenamenti, come non mi stanco di ripetere la maratona si corre secondo me poco alla volta, durante la preparazione. E' stata una preparazione lunga le 12 canoniche settimane, condita dai soliti sacrifici che facciamo ben volentieri. C'è stato qualche contrattempo come al solito, ma in definitiva è stata una preparazione che giudico soddisfacente, e che penso meriti di essere ricordata con qualche riga a parte. Anche la gara condotta forse merita di essere analizzata a freddo, con sguardo oggettivo e critico per capire dove c'è margine di miglioramento per il futuro. Vedremo.
La gita inzia il Venerdì mattina: macchina carica, femmine di famiglia - moglie e bimbe - pronte per partire, ok si va. I km mi sembrano scappare via veloci anche in macchina ed in poco tempo siamo in zona Padova....il mio alloggio è a Mestre ma preferisco uscire a Padova e dirigermi a Strà per "spiare" un po' la prima parte del percorso, la Riviera del Brenta.
Scopro un paesaggio piacevole ed un percorso scorrevole, ma mi fermo quasi subito, a Dolo, per rifoccilare il sottoscritto e tutta la pattuglia. Trovo un ristorantino tipico, mi sbrano il mio piatto di bigoli con ragù di piccione davvero buonissimi, tanto che me ne esco con 3 etti di altrettanti bigoli e 3 etti di tagliatelle alla farina di castagne. Giusta scorta per le ore a seguire.
Il tragitto esplorativo lungo il percorso prosegue, con qualche perplessità laddove trovo qualche bivio, ma nel complesso tutto chiaro fino a Marghera, all'altezza della mezza maratona o poco di più. Avvicinandomi poi a Mestre, mi dirigo verso il bed and breakfast prescelto, proprio in zona stazione, quindi molto comodo per la Maratona.
Il giretto all'expo del Venerdì sera serve non solo a ritirare il pettorale e guardarmi un po' intorno, ma anche a reincontrare con piacevole sorpresa il mitico Stefano Benatti. Si, l'organizzatore della Traslaval che tanto mi è piaciuta e rimane ben impressa nel mio 2010 podistico. Stefano si accinge a correre la sua 98esima maratona, mica pizza e fichi! Numeri a parte, è veramente una persona gentile e disponibile, che ti fa capire come mai la Traslaval abbia una certa reputazione.
Rientrato a casa, decido di passare un Sabato tranquillo. Niente turismo a Venezia, che abbiamo già visto altre volte e che con le bimbe piccole sarebbe stato un calvario inutile e poco produttivo. Meglio il parchetto per bimbi di Mestre al mattino ed un giretto veloce in macchina alla sera, per vedere da vicino, pur se fugacemente, il famoso "Ponte della Libertà", che tuttavia non mi sembra poi così da temere, al momento.
Ed a livello di alimentazione, si, pasta e pizza sia a mezzogiorno che a sera, ma senza esagerazioni - ricordo ancora la pantagruelica cena di Roma e come mi sentivo poi alla partenza. Non voglio arrivare così appesantito a Stra.
Neanche a farlo apposta, sul comodino, mi aspettano le ultime 30 pagine del fantastico libro "Il sogno del maratoneta", che narra in forma di romanzo l'avvincente storia di Dorando Pietri, "l'unico maratoneta passato alla storia per non aver vinto". Lo finisco in un lampo e clic, spengo la luce, mi affido ai miei pensieri.
E così arriva il giorno della gara. Dopo una notte premaratona mediamente regolare - con un sonno leggero che non capisci se sei sveglio o stai dormendo, mi alzo 5 minuti prima che la sveglia mi ricordi che ho della strada da fare. Una bella doccia per svegliarmi, una colazione non troppo abbondante, anzi direi prudente, e via, sono fuori casa diretto alla stazione.
Lì trovo subito Alvin e Marcello Fatdaddy che saluto con piacere, anche se mi sembra di essere ancora mezzo addormentato. Li lascio salire sul primo pullmann diretto a Strà, vorrei provare a sedermi sul secondo....cosa comunque difficile, alla fine riesco a trovare un posto diciamo "di fortuna". Il viaggio è lunghetto, una mezz'ora durante la quale mi sembra di non essere ancora ben svegliato. Arrivati a Strà vado alla ricerca di un bar: ho dimenticato di bere il caffè in stazione a Mestre e mi sento un po' rimbambito - non sento la determinazione e la voglia necessaria.
Dopo aver aggirato Villa Pisani, che non è proprio piccola, riesco a trovare un barettino e consumare il mio bel caffè. Meglio.
Tornato sul luogo di ritrovo ribecco Alvin e da lì insieme ci dirigiamo verso il blogpoint prima - una piacere incontrare tanta gente bella e piena di spirito sportivo - e verso la consegna delle sacche poi. Decidiamo di partire assieme allo stesso ritmo, a 4:20/km e vedere poi come ci si sente a sensazione. Prima di "ingabbiarci" pensiamo a fare un po' di riscaldamento, ma dopo 10 dico 10 secondi desistiamo. La gabbia è già mezza piena, dobbiamo entrare. Lì ritroviamo Master Runners, Filippo e Nino, altri blogtrotters. E parlando tra di noi, i minuti scorrono più veloci, fortunatamente. Anche se un po' di tensione c'è, ed è anche benvenuta.
Mancano 5 minuti, ora di sbarazzarsi di felpe, pile e giacche di fortuna. Lancio anche la mia, bella pesante. Quasi un peccato buttarla, ma qualcuno la userà sicuramente, meglio così.
Senza bang apparente, il serpente si muove, si parte, ci siamo. Davanti però, abbiamo tanta gente, un po' troppa.
Nella nostra gabbia ci sono diversi podisti, quelli tre le 3h e le 3h30' - ed all'inizio io ed Alvin siamo belli e imbottigliati, cerchiamo di farci strada ma non è facile. In molti casi siamo costretti a pazientare per trovare lo spiraglio giusto ed infilarci per supeare. Si stringono le spalle, si infilano le gambe negli spazi più stretti, si "suona il clacson: op, op, op!". Nonostante tutto il primo km passa in 4:28 - ma non ci faccio caso, il tempo di recuperare c'è tutto. Ed infatti l'adrenalina della partenza e dei continui sorpassi ci porta a correre il secondo in 4:11....
"Forse è il caso di rallentare" ci diciamo e cerchiamo di assestarci sul nostro ritmo da crociera previsto: 4:20. Il cruise control sembra funzionare, le gambe girano bene. Il percorso è godibile, c'è tifo ai lati, anche se non molto, e c'è pure la musica. Come al solito i primi km per me non sono proprio fantastici, devo un po' rompere il fiato ed aspettare per trovare sensazioni migliori. Tutto sommato mi sembra anche di sudare un po' troppo, ma non voglio farmi paranoie. Devo ancora "addormentarmi dolcemente e sprofondare nella maratona".
Passato Dolo entriamo a Mira, decimo km e siamo in media perfetta, tra i 4:19 ed i 4:20 dice il Garmin, pur se i Km iniziano a non coincidere perfettamente con i cartelli.
Io e Alvin andiam benone, il ritmo è quello giusto e siamo costantemente fianco a fianco. Si parla poco, ma c'è una comunicazione invisibile, ritmica, silenziosamente euforica, che lega la nostra maratona. Alvin, non preoccuparti, non sono ghei - ma è un piacere correre al tuo fianco.
A livello "strategico" decido di non guardare gli intertempi ma di concentrarmi solo sul passo medio che mi indica il Garmin - della serie "comunque andrà, a questi ritmi è tutto oro che cola". Con il senno del "durante", ciò mi dà serenità senza pensare ai km percorsi ed a quelli mancanti, con il senno di poi è un mio limite sul quale devo lavorare se voglio migliorare.
Comunque Alvin tiene d'occhio anche i singoli passaggi e conferma ogni tanto la giustezza degli stessi. Il bello di aver un compagno di viaggio è anche aiutarsi in queste cose, ma anche nei ristori: ci si aiuta a seconda di chi è più comodo a prendere le bottigliette d'acqua. Bene così.
La riviera del Brenta continua, con il tifo ai lati della strada e qualche salice piangente qua e là. Mi diverto a dare il cinque a dei bambini quando li vedo a portata di mano, ed Alvin puntualmente "stuzzica" le band musicali quando le incontriamo, dando loro ulteriore carica. Il ritmo è sempre quello, sul mio garmin si vede un bel 4 con due numeri che si alternano: il 19 ed il 20. Non chiedo altro per ora. Passato il decimo km inizio a sentirmi bene, ovvero a sentire il ritmo nelle gambe, a percepire il piacevole "torpore" fisico indotto dalla maratona ed a trovare la giusta concentrazione mentale. Attendo mentalmente il passaggio della mezza. Prima mini bustina di fruttosio, ne prenderò una a partire dal sedicesimo ogni sei km, come fatto nei lunghissimi - e si rivelerà una strategia corretta.
La coppia prosegue indomita il viaggio, la Riviera del Brenta ci sta per salutare, abbiamo passato anche Oriago e dopo Villa Macoltenta ci dirigiamo verso Marghera. Il paesaggio diventa meno poetico, ma la testa pensa solo a far passare il tempo e non i km, questi sconosciuti. Mi sembra di non essere neanche lì ma di essere ancora nel mio bel letto a rigirarmi tra le coperte. Il passo, medio sempre quello: 4:20, con qualche escursione sui 4:19.
Arriviamo alla mezza, il Garmin conferma che andiamo bene, Alvin dice che abbiamo anche qualche secondo di margine: "ottimo" rispondo - e penso che a livello di intenzioni vorrei fare la seconda parte un po' più rapida, ma allo stesso tempo non voglio rischiare di scoppiare. Ci chiediamo a vicenda se va tutto bene, risposta affermativa.
Inizia ora un tratto davvero galvanizzante, che ricordo con molto piacere. Qualche km dopo la mezza, dopo dei larghi viali alberati che seguono la zona industriale di Marghera, arriviamo a Mestre, stretti tra due ali di folla entusiasta. Qui do il cinque a un sacco di gente, incitiamo un po' la folla e voliamo via costanti al nostro ritmo. Sembriamo macinare molto bene i km, mentalmente mi sento a postissimo - mi sto rilassando e godendo questo torpore mentale. Fisicamente ovviamente mi sento impegnato, il ritmo impostato per me non è uno scherzo, ma per ora tutto bene. Penso "fra un po' iniziamo a divertirci, continua a dormire nel tuo bel lettone".
Arriva poi un sottopasso che ci fa ovviamente perdere il segnale del Garmin....adesso ho perso un po' di riferimenti ma non ci bado più di tanto, le gambe ormai il ritmo l'hanno memorizzato. I miemi micro rifornimenti a base di fruttosio proseguono regolari.
Ed ecco che finalmente si entra nel parco San Giuliano, a detta di molti il pezzo più temuto insieme al Ponte delle Libertà. Ma io ed Alvin siamo determinati a far scorrere il grigio asfalto sotto i nostri piedi senza alzar troppo la testa a guardarci attorno, al massimo facciamo un po' gli scemi con il pubblico e con le band. Dall'inizio abbiamo già sorpassato un buon numero di persone grazie alla costanza del nostro passo, adesso però i soprassi sono molto più numerosi. Il parco San Giuliano richiede il suo conto, ma non a noi.
Passiamo qui il cartello del 30esimo, Alvin esclama "benvenuti alla 25esima VeniceMarathon!".: ci eravamo proposti provare a tenere un ritmo di 4:20 fin qui e lo abbiamo fatto. Io penso "un allenamento di 12km, pensa di essere appena sveglio al mattino....vuoi non farti sti 12 km? Mangiateli". Penso anche a mia moglie ed alla bimbe che mi attendono a Venezia. Arriverò. La maratona inizierà anche ora, ma io proprio non ci penso.
Qui la concentrazione è tanta, penso solo a tenere il mio passo, a livello mentale ripeto i miei mantra che mi tengono totalmente occupato e rilassato, le gambe continuano e girare e quasi mi stupisco che stiamo già uscendo dal tanto nominato Parco.
Il Garmin conferma, siamo stati regolari. Ma ora, come sapevo ed attendevo, ci attendono dei cavalcavia e delle rampe prima di arrivare sul fatidico ponte. Io e Alvin continuiamo a farci strada anche se si parla poco. Ci sciroppiamo - ed io non me ne accorgo se non grazie ad Alvin - anche il pezzo aggiuntivoi parco che sostituisce il passaggio a Piazza San Marco, che a causa dell'acqua altà, a questo punto è certo, viene eliminato. Peccato, ma abbiamo altro a cui pensare.
Come per magia si materializza davanti a me il Ponte delle Libertà. Grande, grosso, freddo e grigio. Ai lati la laguna, ma i miei occhi sono solo per l'asfalto. Adesso sento il vento di cui avevo letto. Confermo, non è un piacevole compagno di viaggio. Che è invece il grande Alvin. Ho una voglia di arrivare con lui che è grande come il mondo. Mi sembra strano ma ci siamo conosciuti solo poche ore fa, pur se leggo il suo blog da tanto tempo e virtualmente lo conosco benissimo, direi. Ora però mi sembra di conoscerlo meglio, di conoscerlo un po' più "veramente".
Il vento punge, ma la voglia di arrivare è tanta, sapere che sto attraversando un punto "complicato" mi galvanizza ed inizio a sentire la determinazione giusta, inizio a svegliarmi dal torpore mentale che mi ha consentito di arrivare fin qui con le energie giuste, utilizzando il pilota automatico.
Con Alvin decidiamo di alternarci per non essere colpiti eccessivamente dal vento, mi metto davanti e cerco di essere costante nel ritmo come siamo stati insieme fin qui. Mancano meno di dieci km, in lontananza vedo Venezia, mi sembra di voler volare - le gambe ci sono anche se non sono fresche come due rose. Qui i sorpassi si sprecano, ed anche questo mi dà energia. Al 34 esimo in pieno ponte Alvin mi grida un "uei 4:17 ocio nè".
Purtroppo, passato da pochi metri il ristoro del 35 esimo, mentre sono impegnato a schivare la massa di podisti che si fionda ai tavoli a lato del ponte, mi giro ed Alvin non c'è più. Lo cerco con lo sugardo, lo vedo lontano che saranno un centinaio di metri ma mi sembra un miglio, che gesticola con le braccia "vai, vai". Il patto era un po' quello, tenere fino al 30 esimo al ritmo programmato e poi ognuno per la sua strada secondo la benzina a disposizione, ma inutile nasconderlo, sul momento sono molto dispiaciuto. Vado avanti, pensando e augurandomi che Alvin si sia solo fermato a bere un po'. Non ho una grande lucidità, solo una grande voglia di fare questi ultimi chilometri. Penso soprattutto alle bimbe che si chiederanno "quando arriva papà?". Con questo pensiero potrei andare avanti tutto il giorno a correre.
Ma trovarsi solo dopo un viaggio così lungo in compagnia è un po' dura. Cerco di non pensarci ed arrivo finalmente alla fine del Ponte della Libertà. Il garmin ora segna 4:20. Del 19 non c'è più traccia, "devo aver perso qualche secondo" dico tra me e me, sempre all'oscuro dei parziali, pur se a sensazione mi sembra di essere abbastanza costante nel ritmo. Mi sento un po' strano, mi sembra di averne ancora, di poter accelerare ma è più forte il pensiero di non voler rischiare di scoppiare - che comunque avrei da molto da perdere e poco da guadagnare.
Entro nella zona portuale di Venezia, penso "ora me la voglio proprio godere". E' una zona che mi aspettavo un po' migliore, con passaggi un po' contorti che spezzano il ritmo. Sento freddo, il ponte qualche segno l'ha lasciato.
Manca davvero poco. La voglia di arrivare non è misurabule su alcuna scala. Iniziano i famigerati ponti, leggo il cartello "ponti alla fine, 14". La parte più suggestiva della maratona di Venezia è cominciata. I sorpassi continuano, anche sui ponti, mentre l'acqua alta che sbatte alla destra sulla riva di Venezia deborda ed allaga leggermente il nostro passaggio con qualche generosa pozza.
Mi sembra di volare, ma il Garmin segna sempre 4:20. Inizio a fare il cretino con i fotografi e con il pubblico ai lati che fa il tifo. Alzo le braccia per incitarlo, faccio la linguaccia, do il cinque.
I ponti continuano, ma le gambe ci sono e ci salgono sopra agevolmente. Ne mancano pochi.
Ultimo km o poco più. Gaso il pubblico esagerando un po', grido "suuuuu, daiiii...." applaudendo - e sento un attimo di debolezza ed affanno, il primo. Mi calmo...."che sto facendo?" mi dico "non vorrai mica sprecare tutte le energie come un cretino?" e riprendo il mio passo.
Cerco mia moglie e le bimbe, ma non riesco a scorgerle. Ma sento il grido di mia moglie alle spalle "vai Pablyyy". Non è stato facile per lei essere qui con loro, che combinate insieme son due belle casiniste. A Venezia poi, con tutti i ponti, il passeggino e perfino l'acqua alta....un po' un'altra maratona.
Avrei voluto "vederle meglio" dargli un cinque od un bacio, ma bisogna essere contenti di come sta andando, di come è andata. Non tutto si può incastrare perfettamente e bisogna godere il momento presente.
Ormai ci sono, poche centinaia di metri, vedo l'ultimo ponte e poi un gonfiabile. Poco prima del ponte subisco l'unico sorpasso da molti km a questa parte, un ragazzo con la canotta rossa che avevo avuto davanti per molti km e poi avevo passato. Ma sull'ultimo ponte vedo l'arrivo, le gambe stanno benone, ormai non rischio più di scoppiare e quindi, per quel che conti, giù a tutta.
Dai lati il pubblico mi galvanizza e le gambe mi sembra girino come le lame di un minipimer: il Garmin dice che ho fatto gli ultimi 550 m a 3:55.
Sorpasso che è un piacere, ed anche il ragazzo con la canotta rossa, uno sguardo in alto al tempo cronometrico. 3:05 e qualcosa, il garmin dice qualcosa meno e qualche centinaio di metri in più come sempre. C'è spazio solo per la più pura delle soddisfazioni. Un gesto di gioia sul tappeto blu ed è fatta.
La mia seconda Maratona portata a termine, grande emozione eppure come è valso per Roma, non ho spazio per lacrime o per "quel tipo" di emozione. Sento una soddisfazione determinata, quasi cattiva, agonistica, comunque bellissima.
Vorrei aspettare Alvin e questo è il primo pensiero, mi "invitano" a dirigermi al ritiro delle sacche e lì prendo il cellulare per chiamare mia moglie. Decido di andare ad aiutarla e vedere poi di ritrovare gli altri, incrocio Filippo (Vado a Correre) nello spogliatoio e gli faccio i complimenti per la sua matatona "sotto le tre ore". Che a questo punto più che un sogno posso considerare un obiettivo anche io, seppur molto ambizioso, ma questo è un altro discorso che rimanderemo a data da destinarsi.
Ho un freddo porco, la coperta termica fa poco. Trovo mia moglie e vado a fare la doccia. Fredda! Ma proprio fredda. L'adrenalina è ancora in circolo, quindi non ci faccio troppo caso.
Sotto la doccia incontro perfino il mitico "Margantonio" che lancia un urlo animalesco sotto l'acqua. Anche lui sotto le tre ore, per l'ennesima volta, un grande.
C'è addirittura chi esce dalla doccia ancora tutto insaponato....io penso si sia sbagliato e gli dico "va che forse non ti sei sciaquato bene..." e lui "no, no...li sotto non ci torno". Effettivamente, dopo tutto il freddo che ci siam presi....
Ricorderò anche questo della VeniceMarathon. Come le mie labbra blu...nel dopo gara e nel dopo doccia. Mi succede spesso, anche quando andavo in piscina, non solo quando corro e prendo del freddo. Un podista al quale chiedo un indicazione per il vaporetto mi guarda perfino un po' preoccupato ma lo rassicuro, sto benone, ho solo preso freddo tra maratona e doccia e non è la prima volta che mi vengono le labbra così. Basterà mettermi al caldo per qualche ora per farle tornare come nuove. Il giubbotto più pesante che mi passa mia moglie aiuta.
A livello muscolare sono un po stupito del fatto di non avvertire fastidi: i quadricipiti sono solo un po' idolenziti, come i polpacci, ma niente di che. Le scale del Palasport per arrivare alle docce riesco a farle in scioltezza anche a scendere. Buon segnale.
Il rientro comunque non è dei più semplici: lunghissima la coda per riprendere il vaporetto che ci riporta a P.le Roma, e con il passeggino e le bimbe ormai stanche non è una passeggiata.
C'è poi il bus da prendere, e qui ritrovo il mitico Yogi con il quale scambiamo due chiacchere, una piacevole coincidenza. Tornare a casa dopo la Maratona è stato quasi complicato quanto correrla.
Il mio compleanno, incombe: Martedì ne avrò 33. Non potevo farmi regalo migliore. Il tempo satà anche passando, ma la corsa e la maratona mi stanno facendo sentire giovane ed in forma come mai prima d'ora.
Ricordo ancora i buoni propositi di Capodanno quando pensavo che il mio unico obiettivo podistico per il 2010 sarebbe stato quello di portare a termine una maratona. Poi il tempo passa, la disciplina negli allenamenti paga, ed eccomi ad averne corso una seconda migliorando il tempo della prima ed avvicinandomi - pur se non tantissimo - al mitico "muro" delle tre ore. Roba che fino a pochi mesi fa la mia mente avrebbe eticchettato come vaneggiamento e quindi automaticamente censurato.
A proposito di allenamenti, come non mi stanco di ripetere la maratona si corre secondo me poco alla volta, durante la preparazione. E' stata una preparazione lunga le 12 canoniche settimane, condita dai soliti sacrifici che facciamo ben volentieri. C'è stato qualche contrattempo come al solito, ma in definitiva è stata una preparazione che giudico soddisfacente, e che penso meriti di essere ricordata con qualche riga a parte. Anche la gara condotta forse merita di essere analizzata a freddo, con sguardo oggettivo e critico per capire dove c'è margine di miglioramento per il futuro. Vedremo.
Intanto vorrei ringraziare di cuore Alvin per la piacevole e preziosa compagnia di viaggio.
E adesso, per ora, vivo il momento. Correre una maratona ti fa sentire vivo per davvero, da qualche parte ho letto che "è come vivere un'altra vita condensata in poche ore". Ma aggiungo che amplifica anche le percezioni dei momenti che seguono. Si, perchè le ore successive, i giorni successivi alla Maratona sono qualcosa di fantastico, qualcosa che difficilmente scordi a livello di sensazioni.
In una parola: "godo".
E adesso, per ora, vivo il momento. Correre una maratona ti fa sentire vivo per davvero, da qualche parte ho letto che "è come vivere un'altra vita condensata in poche ore". Ma aggiungo che amplifica anche le percezioni dei momenti che seguono. Si, perchè le ore successive, i giorni successivi alla Maratona sono qualcosa di fantastico, qualcosa che difficilmente scordi a livello di sensazioni.
In una parola: "godo".
p.s.a testimonianza del fatto che questo più che un resoconto tecnico vuole essere uno spaccato delle sensazioni di viaggio provate...mi ero dimenticato di specificare il real time...lo faccio ora..3:04:24.


27 commenti:
wow, letto d'un fiato! fortuna che sono in ferie.... ;)) tutto molto intenso: dal carico dei carboidrati, passando per la gara con alvin, sino all'incontro sull'autobus con quel cazzaro! devi solo aspettare la gara adatta per le 3:00, magari proprio FI... così chiudi il trittico delle città d'arte!
complimenti. grandissima prestazione
alla prossima
...e a conclusione della splendida gara e del superbo racconto, anche il fermo immagine vicino al traguardo, poco prima che tu facessi la capriola, giusto? ;)
Sei un grande, ma già lo sai!
complimenti, un grande risultato è merito di un grande allenamento. ciao
Come ti ho già scritto Su FB sei stato grande ma te lo sei meritato. Conosco bene il programma che hai seguito ... per averlo fatto quasi integralmente (alla prima). Vali sicuramente di più su una mara più facile.
COMPLIMENTI
i miei complimenti Paolo: migliorare il tempo in maniera così considerevole dalla prima maratona non è uno scherzo! hai ottimi margini: la preparazione seria ha dato i suoi frutti...bravo!
Bellissimo post, grande prestazione... che vuoi di più dalla vita?
Racconto super Paolo. Come super atleta che sei, farai benissimo. Lo dicevo sul blog di Alvin, puntare su te, lui, Giancarlo...diventa troppo facile perchè non sbagliate un colpo.
Lasciando perdere la differenza del "motore" quello che mi manca tantissimo e riuscire a tenere buona la mente dopo il trentesimo, li sbarella, la mia, te invece sembra, dal tuo racconto, che inizi a godere da li!!
Ancora tantissimi complimenti!!!
Emozionante post,COMPLIMENTI x la gara!
Eh beh timbrare il cartellino per re mesi consecutivi ha un suo perchè :-)
Alla prossima andrai sotto le tre ore di sicuro!
che bel racconto...mi sento di dirti:GRANDISSIMO per la gara ma anche GRAZIE del racconto:-)))ah dimenticavo...auguri per i 33!ciao
Per leggere qs post ci vuole un giorno di ferie, io essendo in ferie me lo sono goduto!
A parte i complimenti retorici (cmq grande Paolo!) vorrei dire una cosa....
a me la maratona NON PIACE e non è un mistero, ma leggendo il post già mi gaso per quando dopo i 40 anni verrò a misusarmi con te!
gran bel post.. raccontato splenditamente!
grande risultato, bellissime sensazioni
Buongiorno
e complimenti per esser arrivato al traguardo della Venice Marathon.
Io ero tra i volontari alla partenza, precisamente prima dove si cambiavano i pacer, poi facevo parte del cordone che vi tratteneva nei minuti prima della partenza.
Sentivo l'adrenalina di 7000 persone, sicuramente non bello come arrivare al traguardo però !
Abito in Riviera, e precisamente a Dolo, dove il tabaccaio fa un tifo incredibile.
Mi sono emozionata leggendo la tua descrizione della mia terra che tanto fatico per promuovere e far conoscere.
Ad ogni venice penso sempre che gli atleti dovrebbero dormire in Riviera, e non a Mestre! Vabbe...!
Ti chiedo una cortesia, in modo tale che chi legge il tuo blog possa rendersi conto di cosa è Villa Pisani e la Riviera ....
Se linki a questa pagina
http://www.rivieradelbrenta.biz RIVIERA DEL BRENTA
o questo http://www.rivieradelbrenta.biz/?&z=6&g=23&m=scheda&i=1&w=vi&f=1 VILLA PISANI
in bocca al lupo per la tua prossima maratona ed arrivederci ad ottobre2011 !
Buongiorno Davide
e complimenti per esser arrivato al traguardo della Venice Marathon.
Io ero tra i volontari alla partenza, precisamente prima dove si cambiavano i pacer, poi facevo parte del cordone che vi tratteneva nei minuti prima della partenza.
Sentivo l'adrenalina di 7000 persone, sicuramente non bello come arrivare al traguardo però !
Abito in Riviera, e precisamente a Dolo, dove il tabaccaio fa un tifo incredibile.
Mi sono emozionata leggendo la tua descrizione della mia terra che tanto fatico per promuovere e far conoscere.
Ad ogni venice penso sempre che gli atleti dovrebbero dormire in Riviera, e non a Mestre! Vabbe...!
Ti chiedo una cortesia, in modo tale che chi legge il tuo blog possa rendersi conto di cosa è Villa Pisani e la Riviera ....
Se linki a questa pagina
http://www.rivieradelbrenta.biz RIVIERA DEL BRENTA
o questo http://www.rivieradelbrenta.biz/?&z=6&g=23&m=scheda&i=1&w=vi&f=1 VILLA PISANI
in bocca al lupo per la tua prossima maratona ed arrivederci ad ottobre2011 !
185 minuti e hai scritto un poema(bellissimo) ..non correre mai il Passatore ci obbligheresti a leggerti per ore.
grande e poi non sei ghei :) eh eh he
continua così che sotto le 3h ci arrivi eccome :)
Con il senno del durante.. avrai perso le tracce del 19" ;) ma se mi corri gli ultimi 550m a 3'55"Dopo 14 ponti non lo vedo così ambizioso il muro che vuoi sfondare!Auguri per i 33anni e mi son rivisto in tante sensazioni che descrivi bello davero
come al solito grande regolarità !
Sei al inizio di una lunga strada piena di soddisfazioni !
P.s. hai ricevuto il mio sms ?
Tu hai capito in pieno la Maratona, hai una grande testa... fosse durat altri7-8km scendevi al massimo d 2-3 secondi... grazie del passaggio fino al 35° ;)
Con questo meraviglioso post ci hai portato in viaggio nella tua emozionantissima maratona: complimenti per il tempo e auguri per gli anni!
Buone corse ;-)
@Yogi
ciao Marco! Grazie per la fiducia...Firenze? Immagino tu ti riferisca al 2011 vero????? :)
@Nino
grazie e alla prossima, la tua quale sarà?
@Fat
eheheh niente capriola no
@Domenico
grazie, concordo sul fatto che la disciplina in allenamento paghi
@Micio
grazie Stefano, apprezzo i tuoi complimenti, so che hai seguito la mia preparazione :)
@Andrea
grazie Andrea, mi auguro di poterti presto incontrare magari ad una maratona.. :)
@Karim
grazie ma...bevo pochi alcolici! :)
@Mauro
ti ringrazio ma esageri. Tutti sbagliano anzi, chi non sbaglia mai forse lo fa perchè non osa abbastanza.
@Insane
grazie Andrea!
@Luca
è una preparazione che mi piace proprio quella della maratona, certi allenamenti me li ricordo con grande piacere...ci arriverai anche tu con soddisfazione continuando ad allenarti con metodo.
@teo
son contento ti sia piaciuto e grazie per gli auguri
@Lucky
si, conosco i tuoi gusti podistici :) ed è bello che ognuno abbia le proprie preferenze, sicuramente al momento debito come dici, ti divertirai un sacco (ma non a misurarti con me di certo, mi svernicerai con poca pietà) :)
@ErMoro
un piacere rivederti dopo Roma, ciao!
@GuidaRivieraBrenta
beh, il tuo è un posto bellissimo, lo dico sinceramente. Mi ricorda un po' il mio naviglio e mi ha tenuto una bella compagnia durante la maratona. A Dolo poi ho mangiato e son stato trattato benissimo, a Villa Fini.
Son stato a Mestre per problemi logistici: per mia moglie andare all'arrivo sarebbe stato molto più complicato, come per me raggiungere la partenza vista la chiusura delle strade che avviene molto presto. ciao!
@Giancarlo
ciao grande, ho ricevuto il tuo commento premaratona e mi ha fatto molto piacere. Eh, sono un po' prolisso ma lo faccio per un giorno poter ritrovare certe emozioni :) Il passatore? Boh, mai dire di no. Chissà magari pure insieme e poi tu scriverai un post lunghissimo mentre io un breve inciso :)
@Tosto
caVo, peV te ci posso pVoVaVe :)
scherzi a parte, grazie e mi auguro tu abbia ragione! :)
@Kri
grazie Kri, ti ho pensato anche durante la maratona eh...non che sia ghei, ma sei un esempio da seguire. Io il "muro" continuo a vederlo come ambizioso dal mio piccolo. Vedremo. Tu cosa programmi in primavera?
@Diego
Hombre!!! Ricevuto sia commento premaratona che SMS postmaratona e come ti dicevo ieri mi ha fatto un sacco piacere! Abbiamo voglia di rivedervi dobbiamo trovare un'occasione od una scusa... :)
@Alvin
fratello di strada! sei un grande, spero di rivederti presto....magari riusciamo a parlare un po' di più eheeheh
@Mjavale
sinceramente grazie per i complimenti :)
giornata fantastica , amici fantastici, tempo fantastico, racconto fantastico!!
grandissimo!
p.s. poi mi passi i mantra.. :-))
ovvio..... quindi hai tutto il tempo! :)
Complimenti!
Una gran gara veramente!
E' bello rincontrarsi e scoprire 'di nuovo' sempre bella gente come te!
Grande Cibulo!
roma
Gran bel racconto davvero!
Bravo Paolo!
La foto che hai messo in conclusione del post è stupenda, fossi in te ingrandimento e quadretto!
A presto!
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